Open Innovation – lo Scouting

Lorenza Morandini/ Febbraio 26, 2019/ Impact Hub Milano, Open Innovation, Startup innovative

In questo articolo parleremo ancora di open innovation e in particolar modo di scouting. Vediamo che cosa significa.

Nel primo articolo dedicato alla Open Innovation secondo Impact Hub Milano, ci siamo occupati, se volete con superficialità ma senza omettere nessuno degli elementi portanti, della fase di generazione di idee

Ci siamo anche occupati di come questa fase debba essere gestita per essere efficace ed utile all’azienda e alle persone che, in ultima istanza, la compongono.

In questa “puntata”, vorrei fare un passo avanti e focalizzarmi su cosa succede nello scouting.

Ci occupiamo di quello che è opportuno fare quando abbiamo capito di che tipo di innovazione (open innovation) abbiamo bisogno e di come arrivare ad avere qualcosa di concreto fra le mani.

Perfetto, ma prima di partire vorrei fare una premessa.

In questa puntata, anzi chiamiamola “fase” di innovazione, quello che domina non deve essere le slide che si fanno o il pensiero, ma deve dominare l’azione ed il contatto con la realtà locale o di settore che si vive.


Open innovation, ovvero innovazione, vuole dire, in ultima istanza
:

+ brevetti che funzionano

+ prototipi che dimostrano il prodotto

+ modelli di business che prendono valore o ricavi da fonti inusuali fino a ieri, ma comuni nel mondo di oggi.

Open innovation significa, quindi, cose fisiche o economiche di grande concretezza.

Detto questo, partiamo con lo scouting nell’open innovation!

Diciamo che abbiamo individuato il tema o il prodotto che dobbiamo sviluppare.

Qualsiasi esso sia, il primo problema è capire se qualcuno, nel mondo, lo ha già pensato o lo sta già facendo.

In questo modo, studiando (e si, qui qualche slide e qualche intervista fuori dal nostro backyard può servire), possiamo capire quello che NON bisogna fare per non imcappare negli stessi errori.

Copiare, anzi mutuare, idee altrui ed adattarle al proprio contesto,ha comunque un valore, quindi, ben venga questa fase di studio dei concorrenti e delle migliori alternativi presenti sul mercato.

Vi spiego un trucco per fare bene questa fase.

Non è necessario focalizzarsi solo su prodotti o servizi simili a quello che abbiamo in testa, ma bisogna aprirsi (mentalmente) e capire come il problema del cliente possa essere risolto in giro per il mondo: talvolta, ci sono servizi che fanno quello che farebbe il nostro prodotto e viceversa.

Per questa fase, è fondamentale potersi appoggiare ad un network internazionale, come quello di Impact Hub, che ha antenne nei distretti tecnologici ed industriali più importanti in giro per il mondo.

L’alternativa, soprattutto se si tratta di innovazione (open innovation) molto settoriale e tecnologica, è crearsi una propria rete di hub di innovazione all’interno dei distretti industriali più importanti in tutto il mondo.

In sintesi, Open Innovation efficace è network ampio, ma focalizzato. E’ processo e non solo genio.

In tal modo si possono non solo cogliere sempre le migliori innovazioni in ciascun hub, ma anche portarle intorno al mondo e creare veramente vantaggi competitivi di competenza.

L’esempio migliore di questo modello è Enel, che ha intrapreso un percorso solido, deciso e strategico con importanti investimenti in termini di soldi e di persone per far sì che questo approccio diventasse parte della struttura e dei processi aziendali.

Ma non è necessario essere Enel per innovare come Enel

Infatti, l’elemento fondamentale è essere nei distretti industriali giusti, a contatto con la realtà settoriale e tecnologica che ci interessa per il futuro della nostra azienda.

Quindi, prima di trasformare questo approccio in organizzazione, è fondamentale avere chiara la strategia di prodotto e di servizio da parte dell’azienda.

Altrimenti, il numero di hub che si devono avere nel mondo è pressochè infinito e si arriva ad avere un approccio a pioggia (metodo che porta ovviamente a uno spreco di risorse economiche).

Quindi, questo approccio può essere pratico ed utile per Enel, ma anche per molte altre aziende, diciamo oltre il 1 Mld di fatturato.

Tuttavia, almeno in ambito industriale, se la tua azienda è sotto il 1 Mld di fatturato, allora questo sforzo dovrà essere effettuato da terze parti.

Chi scrive si occupa di Impact Hub Milano: sono certa che altri hub abbiano approcci diversi da quello che andrò a proporre e vi sono sicuramente pro e contro di ciascun approccio.

Tuttavia, per noi di Impact Hub Milano, l’approccio conta solo parzialmente, quello che conta in questo mestiere è la rete e la capacità di selezionare le startup e le PMI più concrete con gli imprenditori più forti e questo è possibile solo lavorando tutti i giorni con queste categorie di giovani e meno giovani.

Ma procediamo, è necessario fare scouting di progetti, di startup e/o di piccole/medie imprese innovative.

Lo scouting passa, quindi, attraverso la presenza su una rete formale ed informale di contatti.

Reti formali sono:

  • La rete di Impacthub nel mondo;
  • Le startup in incubazione in IHM;Le call4innovation
  • Rete informali sono:
  • Le start-up o aziende innovative che hanno partecipato ai concorsi sponsorizzata da ImpactHub negli ultimi tre anni
  • I contatti che le persone di ImpactHub hanno mantenuto o sviluppato con imprenditori, che, per motivi spesso economici personali, non sono entrati nell’incubatore
  • I contatti personali di 25+ anni di lavoro nel mondo industriale da parte di ciascuno dei mentor di IHM

Rete informali sono:

  • Le startup o aziende innovative che hanno partecipato ai concorsi sponsorizzati da ImpactHub negli ultimi tre anni
  • I contatti che le persone di ImpactHub hanno mantenuto o sviluppato con imprenditori, che, per motivi spesso economici personali, non sono entrati nell’incubatore
  • I contatti personali di 25+ anni di lavoro nel mondo industriale da parte di ciascuno dei mentor di IHM

Ma soffermiamoci sulle Call4Innovation.

Che cos’è una call for innovation?

In termini molto semplici, è una attività di marketing (principalmente digitale) con un evento alla fine del periodo di comunicazione.

Quindi, si lancia la call4innovations, e si definisce un ambito di riferimento (che prodotto, che servizio, che stadio di sviluppo, che necessità,…) e tale ambito può essere molto ampio o molto ristretto a seconda del cliente industriale che ci dà il mandato per la call.

Ah, ma allora la possiamo fare tutti!

La risposta breve potrebbe essere “anche sì”, ma la realtà è che la maggior parte di noi fallirebbe.

Questo perché per avere un buon seguito per ciascun call4innovation è fondamentale essere conosciuti nel settore dell’innovazione (open innovation) ed essere riconosciuti come bravi.

Le startup partecipato ad un call per due motivi sostanzialmente:

uno, vincere premi per continuare nello sviluppo della propria start-up; due, lavorare in un certo incubatore, dove lavorano mentor riconosciuti come seri e preparati ed attenti al tuo sviluppo.

Se alla prima si può mettere una pezza con un premio, alla seconda solo con un incubatore di provata esperienza e con un portafoglio serio si può pensare di raccogliere qualche forma di successo.

Esistono incubatori che non fanno incubazione – strano, ma vero.

Esistono incubatori, che in realtà non fanno incubazione, ma solo co-working. E poi chiedono 300 euro al mese per un desk: il modello di business di questi incubatori è legato all’affitto a 300 euro al mese di una scrivania e, sapete cosa?, guadagnano anche bene!

Ma fare incubazione è diverso e implica il dover entrare nel merito delle scelte imprenditoriali delle startup o delle PMI innovative, dando loro direzione e spesso velocità.

Tornando alla gestione di queste call, ci sono ormai piattaforme tecnologiche semplici, ma professionalizzate.

Saper usare queste piattaforme rende il lavoro agevole, efficiente ed efficace da un punto di vista pratico, permettendo all’innovation hub di focalizzare l’80% delle proprie risorse solo su attività con grande valore aggiunto, quali:

  • capire i business,
  • conoscere gli imprenditori
  • rivedere i brevetti
  • valutare i brevetti e prototipi come unicità e praticità

Quindi, in essenza, gli innovation hub (ed escludo da questa categoria quelli che fanno solo co-working) di successo devono avere un brand conosciuto nella comunità nazionale come di valore e questo avviene perché il team sottostante è di valore e di grande commitment.

Noi proviamo a fare la differenza in questo modo.

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